Rete Sicania · Monti Sicani
Caltabellotta
A 949 metri d’altezza, fra la sua Rocca e l’Africa che si intravede dal mare. La prima Capitale della Longevità.
Tremila abitanti, una montagna a strapiombo, una storia che parte dai Sicani — il popolo che diede il nome a tutta l’isola prima ancora dei Greci. Caltabellotta è il posto in cui il tempo non si è dimenticato di passare, ma ha imparato a farlo piano. Chi ci nasce ha buone probabilità di superare i novant’anni. E uno ogni 166 di arrivare a cento.
Journal of Ageing and Longevity · 30 luglio 2025
Riconoscimento scientifico · 2025
Zona Blu emergente
Il 30 luglio 2025, sul Journal of Ageing and Longevity, è stato pubblicato lo studio che identifica Caltabellotta e i Monti Sicani come Zona Blu emergente: una delle pochissime aree al mondo dove la longevità eccezionale è la regola, non l’eccezione. Il lavoro è il frutto di venticinque anni di ricerche condotte dal professor Gianni Pes — pioniere mondiale degli studi sulle Blue Zone — e dal professor Calogero Caruso, biogerontologo dell’Università di Palermo.
I numeri parlano chiaro: il rapporto fra novantenni e sessantenni a Caltabellotta è dell’8,6%, il doppio della media regionale e provinciale. La quota di nati tra il 1900 e il 1924 che ha raggiunto i 90 anni è passata dal 3,6% al 14%. E un caltabellottese ogni 166 ha spento le cento candeline — un dato sovrapponibile a quello della Zona Blu sarda.
Antonino Turturici, nato a Caltabellotta il 18 gennaio 1912 e scomparso nel settembre 2021, è stato l’uomo italiano vivente più anziano al momento della sua morte. Aveva tre fratelli ultranovantenni. Qui la longevità non è un caso: è di famiglia.
Etologia della Longevità
Non un segreto, ma un sistema
Quando si parla di Zone Blu, la stampa cerca sempre il segreto: il piatto, l’erba, l’ingrediente miracoloso. La realtà è più complessa e più affascinante. La longevità di Caltabellotta non sta in una singola variabile, ma nell’incontro di decine di fattori che agiscono insieme, su tre generazioni di abitudini, paesaggi e relazioni.
Per dare un nome a questa complessità abbiamo coniato l’espressione Etologia della Longevità: l’osservazione sistematica dei comportamenti, degli ambienti e dei legami sociali che, nel tempo, hanno reso Caltabellotta il luogo che è. Al momento abbiamo individuato e descritto ventuno componenti: l’altitudine moderata (949 m), l’acqua ricca di calcio e magnesio, la dieta mediterranea contadina, l’olio Biancolilla, il movimento naturale legato al lavoro agricolo, la coesione familiare, la religiosità diffusa, l’attaccamento al luogo, il clima temperato dei Sicani, l’assenza di industria pesante, la biodiversità del Parco.
E altre, molte altre, ancora da scoprire.
L’Etologia della Longevità è il nostro modo di rispondere a chi cerca scorciatoie: non c’è una pillola. C’è un paese intero.
21 componenti e oltre
e mandorle dei Sicani
Cultivar Biancolilla
L’olio che conta nello studio
Tra i fattori dietetici evidenziati dalla ricerca scientifica, l’olio extravergine di Caltabellotta — cultivar Biancolilla — ha un posto a sé. È uno degli oli più studiati di Sicilia per il profilo polifenolico, la stabilità chimica e i secoiridoidi bioattivi, composti associati a effetti antinfiammatori e neuroprotettivi.
Caltabellotta è uno dei trentaquattro comuni siciliani soci dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio. E ogni autunno, il borgo si trasforma per l’Olio Folk Fest — Edizione Longevity, l’evento che lega l’extravergine al tema della vita lunga.
Accanto all’olio, le mandorle dei Sicani completano il quadro produttivo: piccole, intense, raccolte ancora a mano, ingrediente di una pasticceria che resiste alla standardizzazione industriale.
24 aprile 2026 · Evento storico
L’Incoronazione Canonica della Madonna dei Miracoli
Su decreto del Dicastero del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti, in nome e per autorità pontificia, la Madonna dei Miracoli di Caltabellotta è stata incoronata con un diadema di seicento grammi d’oro. È uno dei più alti riconoscimenti che la Santa Sede possa concedere a un’immagine sacra. E per Caltabellotta è la consacrazione ufficiale di una devozione che dura ininterrottamente dal 1601.
Il decreto è stato emesso il 19 marzo 2026, nella solennità di San Giuseppe, su richiesta dell’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano. La corona è stata cesellata dall’orafo Benedetto Gelardi di Palermo con l’oro raccolto da un comitato di donne caltabellottesi, donato dai fedeli di generazione in generazione.
Il 24 aprile, nella Chiesa Madre, la solenne cerimonia di incoronazione ha visto la partecipazione del Sindaco Biagio Marciante, dell’Arcivescovo Damiano, della comunità caltabellottese al completo e di pellegrini da tutta la Diocesi di Agrigento. La devozione alla Madonna dei Miracoli affonda le radici nel 1546 — quando la tradizione vuole che la prima immagine si manifestò ai piedi della rupe Gogala — e venne proclamata patrona del borgo nel 1601, dopo aver preservato Caltabellotta dal colera.
Un’incoronazione canonica si celebra una volta sola nella storia di una statua mariana. Per Caltabellotta è entrato negli archivi della Santa Sede un atto pontificio destinato a durare nei secoli.
31 agosto 1302
La Pace di Caltabellotta
Qui finirono i Vespri Siciliani. Il 31 agosto 1302, nel castello che dominava il borgo, Carlo di Valois e Federico III firmarono il trattato che chiudeva vent’anni di guerra fra Angioini e Aragonesi. Federico fu riconosciuto re di Trinacria con l’impegno di sposare Eleonora d’Angiò. Per una notte, Caltabellotta fu la capitale diplomatica del Mediterraneo.
Mille metri sul Mediterraneo
La Rocca e il Castello
Il Pizzo di Caltabellotta è la sagoma che si riconosce da lontano: una rupe che si alza di colpo sopra il paese e termina con il Castello del Conte Luna, costruito sopra un’antica fortezza araba. Dalla sua cima — oltre i mille metri — nelle giornate limpide si vede il mare di Sciacca, le coste africane all’orizzonte, e tutta la Valle del Verdura ai propri piedi.
Salire fino al Castello è il rito che ogni visitatore di Caltabellotta deve compiere almeno una volta. Si arriva in cima senza fiato, e non è solo per la quota.
Le chiese di Caltabellotta
Chiesa di Sant’Agostino
Custodisce la Madonna dei Miracoli e il SS. Crocifisso, protettori di Caltabellotta. Cuore della devozione cittadina.
Chiesa rupestre della Pietà
Scavata nella roccia viva, conserva il gruppo scultoreo della Deposizione di Antonino Ferraro. Una delle più suggestive di Sicilia.
Chiesa del Carmine
Tra le più antiche del borgo, conserva opere d’arte e una memoria liturgica che attraversa i secoli.
Chiesa di San Benedetto
Tappa del percorso devozionale fra i vicoli del centro storico, testimone del monachesimo benedettino in Sicilia occidentale.
Le fotografie di Caltabellotta pubblicate in questa pagina sono per gentile concessione di Giuseppe Grisafi.
Chi viene a Caltabellotta campa cent’anni
Un Sindaco, un giornalista, un operatore turistico, un viaggiatore curioso? Scrivici. Caltabellotta ti aspetta.